Sgomento di un cittadino

Sgomento.
E’ quanto si è impossessato di molti cittadini fossanesi alla notizia comparsa sulla stampa locale [1] in cui sostanzialmente emerge come siano iniziati i lavori di posa delle tubature per il teleriscaldamento e non si sappia ancora dove sorgerà e di che tipo sarà la centrale che alimenterà il sistema.

A parte il fatto che la centrale rappresenta il cuore del sistema, da cui dipenderà l’effettiva riduzione di inquinamento
o, per dire più precisamente, la limitazione dell’inquinamento in più che la nuova centrale genererà (perché razionalizzi anche la situazione dei consumi per il riscaldamento, si produrrà elettricità tutto l’anno e inevitabilmente l’inquinamento in zona aumenterà), la cosa che sgomenta il cittadino è che esiste una spaccatura netta tra quello che è lui, il cittadino, e quello che è “pubblico”.

Sembra che tutto quello che sia dotato di aggettivo “pubblico” sia qualcosa soggetto ad altre leggi, appartenga ad un altro mondo: il dipendente pubblico è virtualmente illicenziabile (report.rai.it: trasmissione di domenica 13 maggio );
i politici sono dipendenti pubblici che hanno privilegi che li mettono in un mondo che non è quello dei comuni mortali, dove i problemi sono altri.

Un cittadino non può nemmeno pensare di iniziare un lavoro edilizio senza un progetto. Approvato.
Già il cittadino deve avere pazienza biblica per ottenere un permesso, dati i tempi e gli oneri imposti dalla burocrazia.
Mille adempimenti e documentazioni vagliati da solerti impiegati comunali.
Figuriamoci se poi non segue il progetto o se vuole cambiarlo: la palla passerebbe di nuovo alla burocrazia.

Qui invece l’impressione è che si sia iniziato senza un vero progetto; magari uno presentato ed approvato c’è anche, ma a quanto sembra emergere pare più un pezzo di carta che qualcosa da seguire. Con buona pace dei solerti impiegati comunali o di chi ha autorizzato l’inizio lavori.

Il progetto è quella cosa che dovrebbe prevedere dove mettere i tubi; la sua assenza apre la via a scenari futuribili e speriamo solo futuribili in cui questi tubi che vengono posizionati finiscano per imporre la dislocazione della centrale; dove al posto che il progetto guidi la realizzazione, interessi vari facciano si che la realizzazione guidi il progetto.

L’ipotesi di una centrale dalla Balocco poi sembra alquanto estemporanea, dato che il sito è pressoché totalmente circondato da una zona residenziale: una sua realizzazione dimostrerebbe come il piano regolatore e le sue indicazioni valgano di nuovo solo per i cittadini comuni. Cui a quel piano e quelle indicazioni devono sottostare. Altra cosa sarebbe prevedere scambiatori che possano prelevare il calore dei fumi dei forni già esistenti alla balocco, ma tecnicamente
non so quanto questo sia conveniente ed applicabile, inoltre sarebbe in contrasto con uno dei punti dei i proclami trionfalistici sui benefici del teleriscaldamento comparsi sulla stampa locale: l’allontanamento delle fonti di inquinamento dal centro cittadino. Lo spostamento sarebbe molto limitato e comunque ci si troverebbe sempre all’interno dell’area urbana.

L’unica nota positiva è che finalmente si parla dell’argomento.
Da mesi sollecitiamo una informazione maggiore, ma nè inviti alla stampa locale, ne lettere dirette al comune o all’EGEA avevano sortito finora la benchè minima risposta. Il fatto è che siamo semplici cittadini, non meritiamo attenzione.

Il nostro ruolo è quello di pagare le tasse ed essere soggetti alle regole che altri scrivono e che possono ignorare.

[ae]

Informazioni tratte da:
[1] "Fanno la rete di teleriscaldamento peccato manca il generatore", La Fedeltà, numero 19 anno 110, 23 Maggio 2007

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