Lettera al Sindaco su Piazza Celebrini

Riceviamo e pubblichiamo:

Sono un residente in Fossano che ha l’onore di abitare sulla piazza Vittorio Veneto e, dunque, di sopportare ogni giorno l’onere (estetico) di una vista panoramica dall’alto della discussa installazione.

Vorrei sottoporre a quanti siano interessati il testo di una lettera che, insieme ad altri condomini dello stesso stabile, abbiamo inviato al Sindaco:

LETTERA APERTA

Illustrissimo Sig. Sindaco di Fossano
Dott. Francesco Balocco

Le scriviamo come gruppo di cittadini che, essendo condomini del “Condominio Mellano” di via Roma 164, hanno avuto l’opportunità e la ventura di assistere dalle finestre della propria abitazione a tutte le fasi di realizzazione della risistemazione architettonica di piazza Vittorio Veneto che pensiamo e ci auguriamo compiuta.
Diciamo compiuta poiché, forse per una nostra disattenzione, non siamo riusciti a prendere visione di un prospetto che illustrasse alla popolazione l’aspetto definitivo dell’opera, cosa che peraltro si vede accadere per condomini di civile abitazione.
Le considerazioni che si traggono alla vista dell’opera e che ci permettiamo di comunicarLe sono molteplici e certamente non positive poiché ci lascia innanzitutto perplessi l’uso ossessivo e intensivo di questo materiale ferroso e rugginoso che spesso si associa nell’immaginario collettivo ad ambienti industriali dimessi, a cantieri, recinzioni, angiporti, docks ecc.
Tutti luoghi non certo deputati al tempo libero od al passeggio come pubblica piazza.
Poiché si dice che l’architettura sia spesso sintesi tra materia e forma purtroppo dobbiamo aggiunger che ad una materia sgradevole è stata imposta una forma ridondante, coercitiva, circoscritta di strutture e spazi architettonici preesistenti, che non saranno certo stati frutto del genio di un Bramante o di un Palladio ma si trattava di oneste e funzionali scale di accesso di un condominio anni ’60 oppure di una rampa elicoidale di un parcheggio sotterraneo del 2000 diciamo senza infamia e senza lode dal punto di vista estetico ma con una loro precisa valenza funzionale, ebbene tali strutture sono state inscatolate prepotentemente da spigolosità rugginose riempite di terra da cui spuntano spaurite alcune piantine che forse prevedono l’arsura che loro convoglierà la ferraglia, notoriamente buona conduttrice di calore.
E che dire delle fioriere-panchine ad L che occupano il centro della piazza, autentici scatoloni che dei giochi Lego hanno solo la forma ingigantita ma non i vivaci colori, che potrebbero forse essere usati come abbeveratoi per i bovini, visto che sono provvisti di rifornimento idrico.
Sempre sulla piazzi recentemente sono comparse delle panchine in legno più abituali per piazze o giardini pubblici (scelta politica in corso d’opera?) però tali panchine sono talmente normali di sfiorare la banalità e quindi stridere con l’ardire architettonico dell’opera nel suo insieme.
E veniamo ora alla parte più consistente della realizzazione, almeno dal punto di vista delle tonnellate di materiale ferroso impiegate: intendiamo dire il bastione rivolto verso la salita di via Marconi, un po’ Fort Alamo ed un po’ Fortezza Bastioni in attesa di improbabili Tartari risalenti l’erta. La curiosità dell’impianto del fortilizio è determinata da un corso d’acqua artificiale illuminato di notte che circonda la parte terminale della barriera bruscamente troncata da un bizzarro taglio “a coda di pesce”.
Inoltre il finto ruscello di cui sopra, provvisto di un letto munito di veri ciottoli di fiume, attraverso alcuni fori praticati nella paratia ferrosa che circonda, zampilla artisticamente dalla parte superiore del corso d’acqua a quella inferiore, debordando pure sul marciapiede in discesa con conseguenze di pericolo di caduta dei passanti in caso di gelo.
Il tutto da questo punto di vista ci richiama alla mente altre opere architettoniche: il muro di Gaza, la “fence” tra Stati Uniti e Messico, il confine Cambogiano-Thailandese; tutte opere votate a contenere, costringere limitare ed impedire la libera circolazione degli esseri umani.
Inoltre la parte di muraglia circondata dal ruscello ci richiama alla memoria anche certi orinatoi collettivi viennesi visti in prossimità delle birrerie del Pater, funzionali senza dubbio ma certamente non eleganti e poiché la forma in architettura diventa spesso funzione non vorremmo che il sito, peraltro posto di fronte ad un pub, venisse usato propriamente come orinatoio nelle ore notturne, cosa che è già posta in essere con il cubo di vetro sulla stessa infelice piazza.
Concludiamo questo nostro sfogo estetico rivolgendo al Primo Cittadino un quesito: poiché dalla Grecia a Roma al Rinascimento fino a Mussolini o Stalin l’architettura delle opere pubbliche ha sempre voluto trasmettere un messaggio od una idea-guida alla popolazione, quale deve essere il senso decrittato di tale rugginosa produzione architettonica che la popolazione fossanese dovrebbe recepire?
In attesa di un Suo illuminato ed illuminante chiarimento voglia gradire i sensi della nostra immutata stima.

Guglielmo Ramieri

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7 risposte a “Lettera al Sindaco su Piazza Celebrini

  1. sembra non sia piaciuta…

  2. Piazza Celebrini è la vergogna di fossano. Uno schifo pagato con i nostri soldi

  3. E’ una piazza cazzo…può piacere o meno ma direi che ci sono altri problemi…
    – Ad esempio il rifacimento del manto stradale che si spera (ma ho i miei fondati dubbi) paghi EGEA.
    – Ad esempio l’inserimento di alcune piste ciclabili…Per esempio Nel tratto VIALE REGINA – ELENA – STAZIONE mi auguro che essendo in costruzione una rotonda si sia pensato ad una pista ciclabile…

  4. Ci avevano detto che ci saremo abituati ! ma non è così !
    La stabilizzazione del selciato su cui scorre l’acqua non evita il formarsi del Calcare e la sua fuoriuscita dai fori continua a lasciare la scia bianca esattamente come prima dando l’idea di un vespasiano a cielo aperto. Sono state impiantate essenze arboree non adatte e che sporcano il selciato e le panchine (ed anche gli utenti) con la caduta dei frutti (e sono già state sostituite una volta !).
    Ma quanto ci costerà la manutenzione di sto schifo !!!! L’unica contenta sarà la ditta che cura il verde. Possibile che tra i nostri amministratori non ci sia qualcuno che si renda conto di queste cose e pensi a correre ai ripari ?

  5. non sono più passato da quelle parti, ma se così stanno le cose, piange veramente il cuore (a parte discorsi estetici) che chi progetta le cose non riesca a tenere in conto un discorso di buon senso e manutenibilità dell’opera che progetta.. piange ancor di più il cuore rilevare la poca competenza dei nostri amministratori che non sanno valutare o richiedere modifiche a tali progetti… gran rammarico..

  6. Siamo tutti architetti con le piazze degli altri.

  7. Ed in effetti Casasole è il più architetto che c’è.

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