Culto del Cargo

Ai piedi di un vulcano sacro alcuni giovani suonano una marcia militare in flauti di bambù. Altri marciano in fila con armi di legno e alcune lettere rosse disegnate sul petto. Alcuni uomini seguono il corretto svolgimento della parata nelle loro uniformi, con le medaglie che brillano al sole tropicale. E’ il 15 Febbraio, il John Frum Day [2].
Tutte le mattine l’alzabandiera sveglia gli abitanti di questo piccolo angolo isolato dell’ Oceano Pacifico del Sud.

Quella che potrebbe sembrare a prima vista un’ ostentazione di forza verso qualche tribù nemica si rivela invece essere un sorprendente culto religioso: il Culto del Cargo [1]. Quello che è, a tutti gli effetti, un rito, per i seguaci dovrebbe favorire il ritorno di John Frum [3] e con lui il benessere materiale sottoforma di carghi, appunto, carichi di ogni ben di Dio. “John è il nostro Dio e un giorno egli ritornerà“, dice battendo i tacchi Isaac Wan, il capovillaggio.

Questo culto nasce negli anni ’30 quando l’arcipelago di Vanuatu è sotto il controllo anglo-francese. In questo periodo infatti un misterioso uomo bianco appare agli isolani predicando la ribellione contro gli oppressori. Il culto si sviluppa poco dopo, con l’arrivo dell’esercito USA durante la seconda guerra mondiale. I nativi, non comprendendo appieno i concetti legati alla produzione di beni industriali, del trasporto e del commercio, rimasero impressionati dalla disponibilità di materiale che accompagnava i soldati o che veniva paracadutato dal cielo. Pensarono quindi che le operazioni che i militari compivano per gli sbarchi, i lanci dagli aerei o la disciplina fossero i riti propiziatori per la venuta dei carghi.

Al termine della guerra, quando l’esercito statunitense lasciò l’arcipelago, gli indigeni cominciarono a riprodurre i comportamenti dei soldati sperando di ottenere gli stessi benefici materiali. Sorsero così torri di controllo, con addetti muniti di cuffie di legno, piste di atterraggio con fuochi per riprodurre le luci di segnalazione, riproduzioni di aerei, radio e armi in legno. Nacque il “Tanna USA Army” e con esso le parate, gli alzabandiera.

Casi analoghi sono stati osservati in altre situazioni di forte impatto tra due società diametralmente opposte. Il mondo occidentale, con la sua ricchezza materiale, piombando all’improvviso nella vita di una tribù indigena isolata, non può che generare scompiglio ed incredulità. E gli abitanti del posto, non capendo l’origine delle inesauribili scorte materiali, non possono che pensare a doni degli antenati, o degli dei.

Molti di questi culti alla fine sono svaniti, ma il termine è rimasto in uso nella lingua corrente per indicare un gruppo di persone che imitano l’aspetto estetico superficiale di un processo o sistema senza avere la comprensione dei meccanismi profondi.

Un caso di Culto del Cargo può essere rilevato anche dietro a queste parole:

“poco tempo fa, a margine di un convegno organizzato a Savona dal porto ho incontrato il sottosegretario alle Infrastrutture e ai trasporti Bartolomeo Giachino, il presidente della Commissione trasporti e infrastrutture del Senato Luigi Grillo e l’assessore regionale Borioli. E’ stata una chiacchierata molto importante perché per i progetti che stiamo portando avanti con l’interessamento delle ferrovie italiane, servirà l’aiuto concreto di Stato e Regione. A settembre, poi, è già stato deciso un incontro fra i rappresentanti di Governo e Regione, il presidente dell’autorità portuale di Savona Rino Canavese e i sindaci di Carmagnola, Mondovì, Cuneo e Fossano per fare il punto della situazione. Il progetto di uno scalo merci ferroviario e di un polo logistico per l’interscambio gomma-rotaia a Fossano che permetta alle aziende della provincia di Cuneo di abbattere i costi del trasporto merci e di contribuire alla salvaguardia dell’ambiente interessa a tutte queste città.”
“Il progetto è semplice. Un nuovo scalo merci a Fossano, non più nella zona centrale della città, che possa diventare un importante nodo di interscambio con le merci che viaggiano con i camion sulla Torino-Savona. Il nuovo porto di interscambio dovrà essere rilocalizzato in un’area accessibile dall’autostrada e vicina alla ferrovia, per evitare che i camion viaggino sulle provinciali. Attenzione, però. Non stiamo parlando di migliaia di metri quadrati di capannoni e cemento ma solo di uno scalo merci razionale. Si tratta di un’opera che farà risparmiare le aziende che oggi trovano più conveniente spedire migliaia di metri quadrati e merci a Rotterdam su strada piuttosto che via mare o su rotaia.”
“noi siamo dell’idea che non esista una contrapposizione tra la logistica cuneese, quella alessandrina o regionale. Alessandria e
Novara si trovano infatti sul corridoio 24 che collega Genova con Rottedam. Noi invece insistiamo sul passante ferroviario tra la zona portuale di Savona, Torino e Novara. Le imprese cuneese esportano circa 5 milioni di tonnellate di merci all’anno ed è chiaro che non possono che giovare di una migliore e più evoluta organizzazione dei trasporti che oggi sono destinati tutti su gomma.”
“Ferrovie Italiane è molto interessata al discorso perché nella logica di razionalizzazione degli scali merci italiani i vertici dell’azienda pensano che Fossano abbia le carte in regola per diventare un grande scalo. Nel giro di tre o quattro anni, inoltre, il livello di efficienza del traffico ferroviario dovrà crescere notevolmente anche sulle tratte brevi, è questo l’impegno. Un altro partner indispensabile è il porto di Savona che, tra le altre cose, possiede mezzi propri come locomotori e vagoni. Secondo gli ultimi calcoli, anche solo le tre imprese più grandi del cuneese, da sole, potrebbero garantire come volumi teorici un treno al giorno.”
“Abbiamo calcolato una superficie massima di 200 mila metri quadrati, con attrezzature contenute che nel tempo, una volta messo in opera lo scalo, potranno essere ingrandite.”

Queste sono le parole [4] di Francesco Balocco, sindaco di Fossano, sui progetti circa la Piattaforma Logistica, un argomento più volte affrontato. Una questione che appare sempre più un rito, propiziatorio per finanziamenti pubblici, slegato dalle reali necessità del territorio. Un Culto del Cargo appunto, un nome quanto mai appropriato.

[ip]

Informazioni tratte da:
[1] "Culto del cargo" Wikipedia, L'enciclopedia libera. 4 lug 2008, 18:15 UTC. 22 ago 2008, 21:34
[2] "Cargo cult lives on in South Pacific", BBC News
[3] "Jon Frum" Wikipedia, L'enciclopedia libera. 24 lug 2008, 09:21 UTC. 22 ago 2008, 21:39
[4] "Ecco la nuova logistica cuneese in collaborazione con le ferrovie e il porto di Savona nelle parole del sindaco di Fossano Francesco Balocco", CuneoCronaca

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2 risposte a “Culto del Cargo

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